Le storie

Larisa

52 anni, diagnosi a 39

Sono moldava e per metà ebrea. Nel mio Paese ero impiegata come infermiera caposala, ma dopo il crollo del muro di Berlino è iniziato il declino.
A lavoro non mi hanno pagato per un anno intero, non sapevo che cosa mettere in tavola, avevamo solo farina e polenta. Avevo tre figlie: una di sedici anni e due gemelle di dodici. Nel 1999 mia madre mi ha detto che dovevo partire per cercare fortuna altrove. Quando sono arrivata in Italia non conoscevo nessuno, è stato difficilissimo. Poi ho trovato un posto presso una buona famiglia che mi ha aiutato con il permesso di soggiorno e a farmi raggiungere dalle mie ragazze. Ora sono sposate e ho quattro nipoti.

Mi sono accorta del nodulo da sola, ma c’era da aspettare molti mesi per fare l’esame. Così nel frattempo sono partita per andare a trovare mia madre. Nella sua casa c’era un gatto che saliva sempre sul seno che mi doleva. Mia mamma si è insospettita e mi ha spinto a fare gli accertamenti con urgenza. La notizia che avevo un tumore mi è stata data in malo modo, mentre camminavo in corridoio. È stato tremendo, le mie bimbe erano appena arrivate e io ero da sola. Mi è crollato il mondo addosso.

Da dove vengo la parola “tumore” è una sentenza di morte. Sono stata molto male durante le cure e già tre giorni dopo l’operazione sono dovuta tornare a lavorare, perché non potevo permettermi di restare a casa. Ho capito che non volevo fare la domestica per tutta la vita e mi sono rimessa a studiare. Ho seguito un corso per diventare operatore socio sanitario e da dieci anni ho un posto fisso in un centro per disabili. Ora è tutto passato, sto bene.
  


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Date: Maggio 3, 2018
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