Le storie

Valentina

43 anni, diagnosi a 40

Ero davvero sotto pressione, mi trascuravo e facevo sogni orrendi. Poi accadde anche questo: “Venga domani mattina, potrebbe verso le 9?”. Quando dicono così l’esito ce l’hanno in mano ma non possono emettere la tua sentenza al telefono.

Sono seduta in un piccolo studio davanti a un uomo dall’aria sana, abbronzato e bellissimo, che in altre circostanze mi avrebbe suggerito progetti edonistici e vitali, mentre quel giorno celebra il funerale della mia giovinezza.

Di comprensibile leggo giusto i miei dati anagrafici e poi numeri, sigle, percentuali, sottocategorie. La prima cosa che viene da dire è: “Sono contenta di non avere avuto figli”. Esco, mi siedo lontana da tutti, sto lì un po’ imbambolata finché non comincio a piangere. Smetterò la mattina dopo e quella notte sarà insonne, popolata dai miei fantasmi.

Il mio corpo ha rotto il silenzio e trovato il modo peggiore per raccontarsi. Le statistiche mi sono nemiche, divento un numero e non una persona con una sua identità. Rinuncio a una serie di amici e parenti, il mio fidanzato rinuncia a me. Mi trasformo a tal punto che spesso non mi riconoscono più. Nemmeno io mi riconosco.


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Date: marzo 28, 2018
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