Le storie

Michela

49 anni, diagnosi a 44

Sapevo che sarebbe arrivato, lo stavo aspettando. Perché? Il mio stile di vita era normale, seguivo un’alimentazione sana, niente fumo, niente alcool. Ma non è bastato. Mi sono detta che i lutti subiti in giovane età avevano lacerato qualcosa dentro di me, forse perdere i genitori a quindici anni era stato troppo doloroso. Poi però mi sono chiesta se essere cresciuta a Mestre, a ridosso di Marghera e delle sue fabbriche chimiche, non avesse avuto un qualche peso. Durante uno dei miei day hospital ho riconosciuto due donne del mio stesso quartiere. Una coincidenza? Direi di no. Ripensandoci, molte altre donne di quella zona si sono ammalate. Così ho iniziato a riflettere sull’ambiente e sulle condizioni in cui viviamo, su quello che respiriamo e che mangiamo.

Devo ringraziare la mia tenacia e il mio sesto senso se sono viva. Tutti gli esami davano esito negativo, persino l’ago aspirato, ma io non mi fidavo. Il mio corpo, la mia mente, la mia anima non accettavano quell’intruso: dovevo assolutamente farlo togliere. E così mi sono operata, nonostante i medici non fossero d’accordo. Alla fine l’amara sorpresa, per anni ho tenuto sotto controllo un seno ed ecco che viene colpito anche l’altro. Mastectomia bilaterale. Voglio vivere per me stessa e per mia figlia. Ora mi piaccio più, perché ho ritrovato un equilibrio che prima barcollava e che mi stava portando alla deriva. Ogni donna che passa attraverso questa esperienza ha la sua storia, il suo percorso di sofferenza e di rinascita.  


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Date: aprile 20, 2018
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