Le storie

Jacqueline

74 anni, diagnosi a 69 e 73

Sono cresciuta in Sudafrica, in pieno Apartheid, ma fin da piccola sapevo che sarei vissuta in Italia. A dodici anni ho detto a mia madre che un giorno avrei sposato un italiano. “Passerai sul mio cadavere”, mi ha risposto. Ho avuto una vita davvero intensa, ho studiato come infermiera, poi come ostetrica e puericultrice e ho anche lavorato insieme al professor Christiaan Barnard, il medico che ha fatto il primo trapianto di cuore al mondo. Nell’estate del 1973, approfittando di una proposta di lavoro, sono venuta in Italia e non me ne sono più andata. Mi sono sposata e ho avuto due figli. Ho sempre avuto una passione per il cinema, ho fatto pubblicità e piccole parti nei film, anche ne La migliore offerta di Giuseppe Tornatore e mentre vivevo a Roma ho frequentato le case di attori e registi.

La scoperta del tumore, al rientro di una vacanza al mare, ha fermato ogni cosa. È stato un periodo molto duro perché l’ho dovuto affrontare da sola. I miei figli abitavano lontano e forse non si rendevano conto della gravità della situazione. Per andare a fare la chemioterapia dovevo prendere il treno e poi il tram. Mentre aspettavo il mio turno giravo nelle corsie e vedevo la paura negli occhi delle altre pazienti. Tutte avevano qualcuno accanto, tranne me. Quando tornavo a casa e mi guardavo allo specchio riconoscevo nel mio sguardo la loro stessa paura. Ho voluto reagire, volevo vivere. Ho lasciato Roma e mi sono trasferita a Moncalieri, vicino a mia figlia e ai miei due bellissimi nipoti. Purtroppo il tumore si è ripresentato l’anno scorso: questa volta mastectomia totale e nuovo ciclo di cure.


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Date: aprile 20, 2018
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