Le storie

Graziella

59 anni, diagnosi a 52

Ero una donna con molti casini irrisolti, ma tutto sommato felice. Avevo una figlia meravigliosa, un marito e un lavoro come medico anestesista, guarda caso nel reparto di oncologia. Poi una notte ho fatto un sogno stranissimo (so che tutto ciò è poco scientifico, ma è andata proprio così) che mi suggeriva di controllare un punto preciso del seno destro. Facevo la mammografia tutti gli anni, non ne avevo mai saltata una. Al risveglio ho ispezionato quel punto e, in effetti, c’era una piccola massa dura. Che strana coincidenza, ho pensato. Ho chiesto a una mia amica chirurgo plastico di togliermela, ma lei mi ha prescritto degli accertamenti. Non volevo farmi visitare al lavoro, così sono andata in un altro studio. Due giorni dopo mi hanno chiamato per comunicarmi che sotto l’ascella avevo tre linfonodi metastatici.

Da quel momento la mia vita non è più stata la stessa e neppure io. È iniziata la trafila, l’intervento e poi la chemioterapia. Come da protocollo tra la prima e la seconda settimana i capelli hanno iniziato a cadere sul cuscino e nella doccia. Convivo con una serie di complicazioni: non c’è un muscolo che non mi faccia male e non riconosco più il mio corpo. Perché proprio a me, che lavoro dove il cancro lo si cura? La mia vita privata è andata a farsi benedire.
Mi sento fallita come donna e come madre, non sono riuscita a reagire e mi sono chiusa in me stessa, dietro un muro di cemento che nemmeno ora sono in grado di sfondare. Tutti mi credono forte ma non lo sono, è solo che non  so come dirlo. Continuo il mio lavoro in ospedale, aiuto gli altri ma non riesco ad aiutare me stessa.


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Date: aprile 20, 2018
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