Le storie

Grazia

56 anni, diagnosi a 41

Aggiustandomi il costume al mare ho sentito un nodulo, anche se due mesi prima un controllo di routine non aveva rivelato nulla. Per tranquillizzarmi un’amica medico mi ha prescritto un’ecografia. È stato subito evidente cos’era quella pallina. Ero troppo giovane e non si poteva perdere tempo.
Nel giro di due settimane ero in sala operatoria. Dopo l’operazione il chirurgo mi ha consigliato di cercare di vivere serenamente e di abbandonare i controlli perché secondo lui non si poteva fare più nulla. Alla mia preoccupazione per eventuali metastasi, ha risposto che nel mio caso “è meglio trovarle il più tardi possibile”, tanto le cure sarebbero state inutili.
Con queste parole mi ha congedato. È stato uno shock perché neppure l’oncologo mi aveva messa al corrente del significato del mio esame istologico: un triplo negativo, in altre parole una forma molto aggressiva di tumore. Questo episodio mi ha letteralmente rubato anni di vita nei quali non riuscivo a portare il significato di quelle parole a livello cosciente.

Avevo due bambini piccoli e non potevo lasciarmi andare. Non parlavo della malattia anche se era sempre presente. A un certo punto è stato come se si accendesse una luce: ho capito che dovevo occuparmi di me stessa. Prima la palestra, poi corsi vari di cucina, poi ancora la squadra di dragon boat, infine è arrivata anche la ricostruzione del seno a cui avevo diritto, anche se non ero stata informata in un primo momento. Sono ancora “inciampata” in un carcinoma alla vescica, una probabile conseguenza della chemioterapia. Non mi sono mai chiesta perché sia successo proprio a me… è successo e basta.
Oggi sono convinta invece della immensa opportunità che la vita mi ha dato nonostante la grande sofferenza. 


Client:
Date: aprile 20, 2018
Service: